Napoli, 14 ottobre 2020

Caro Alessandro,

come da nostra conversazione telefonica di ieri ti riepilogo la situazione in merito alla
quale chiediamo intervento istituzionale:
Il DPCM in vigore dal 14.10.2020, con le misure restrittive per il contenimento della
diffusione della pandemia, decreta la morte dell’intero comparto del Wedding. Il limite
imposto per celebrare i banchetti di festeggiamento, fissato in solo 30 presenze, è una
decisione che blocca l’intera filiera che sviluppa economia per cascata. Senza i banchetti si
fermano le cerimonie e di conseguenza la produttività che vede le bomboniere, i confetti,
gli abiti da sposa ai primi posti.
Il DPCM all’articolo 1 (paragrafo n) recita: “Sono vietate le feste nel luogo al chiuso ed
all’aperto. Le feste conseguenti alle cerimonie civili o religiose sono consentite con la
partecipazione massima di 30 persone nel rispetto dei protocolli e delle linee vigenti”.
Il settore, che produce ben 36 miliardi di euro di fatturato ed impegna oltre 500mila
lavoratori e che nel solo 2019 ha visto celebrare oltre 220mila matrimoni, è stato
completamente chiuso con l’impedimento di poter celebrare festeggiamenti relativi alle
cerimonie religiose e civili. Ad oggi, nel 2020, la perdita è superiore all’80% del fatturato
con un danno di oltre 25 miliardi di euro in Italia. Dopo il lockdown, da marzo a maggio, ora
il comparto viene nuovamente fermato con un atto discriminatorio che di fatto impedisce
il diritto al lavoro.

Gli interventi richiesti si rifanno a due principi, da una parte l’intervento correttivo
immediato sul DPCM con soluzioni migliorative rispetto al veto totale di lavoro per il
settore e dall’altra la richiesta di un fondo economico a copertura delle perdite produttive
che così subiranno sino all’intervento migliorativo. In virtù di quanto esposto chiediamo un
intervento istituzionale riparatore ed in modifica del DPCM in questione suggerendo le
seguenti modalità correttive:
1 – Rivedere le proporzioni numeriche degli invitati rispetto ai metri quadri della location –
così come per i ristoranti per le chiese e per le sale bingo e le palestre e campi sportivi -.
2 – Il riconoscimento di una migliore tracciabilità delle persone di un invitato ad una
celebrazione rispetto ad un avventore di ristorante. Nel primo caso trattasi di persona
invitata da tempo e certamente identificabile, mentre nel secondo caso trattasi di perfetto
sconosciuto sino all’arrivo al tavolo.
3 – Istituzione nelle location celebrative di cerimonie di figure responsabili di sala. Un ruolo
che diverrebbe responsabile, presso i commissariati di pertinenza territoriale, della
comunicazione dei ricevimenti programmati e dell’osservanza dei protocolli
4 – Definizione, anche restrittive, delle operatività durante le celebrazioni con ulteriori
limiti alla libera circolazione degli invitati durante i banchetti ed ai momenti di
aggregazione (fotografie, consegna bomboniere, aree intrattenimento bambini,
autocertificazioni, etc)

In attesa di applicazione e di modifica del DPCM, per far fronte al lockdown imposto al
settore si richiede:
1 – Un fondo perduto per il periodo maggio – dicembre 2020, calcolato sul fatturato 2019
2 – Il rilascio di un credito d’Imposta per i costi fissi, per aziende e negozi del settore, per i
prossimi mesi per poter mantenere le strutture operative seppur senza lavoro.
3 – Cassa integrazione non più fino al 31/12 ma almeno fino a che non sarà superata
l’emergenza pandemica altrimenti i licenziamenti saranno inevitabili e creeranno ulteriori
problemi a livello sociale.
4 – Lo stato di Crisi dell’intero settore non è da escludere perché aprirebbe le porte a nuovi
fondi a cui lo stato potrebbe ricorrere per aiutare tutte le parti del comparto.
Resto in attesa di tue considerazioni a breve e di poter prevedere l’inserimento alla
Question Time di mercoledì prossimo (21 ottobre) alla Camera dei deputati del Parlamento

Cordiali saluti
Luciano Paulillo

Responsabile relazioni esterne e comunicazione AIRB: E. mail: comunicazione@fabriziokuhne.com